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«EDUCHIAMO I GIOVANI ALLA CITTADINANZA» - PRESA DI POSIZIONE PUBBLICA

Comitato Atis  
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«EDUCHIAMO I GIOVANI  ALLA CITTADINANZA»  - PRESA DI POSIZIONE PUBBLICA

Il comitato dell’Associazione ticinese degli insegnanti di storia (Atis) sta seguendo con attenzione l’evolversi del dibattito politico sull’iniziativa “Educhiamo i giovani alla cittadinanza”. Con la presente, l’Atis intende portare all’attenzione dei media, della popolazione ticinese e dei membri del Gran Consiglio il proprio punto di vista e puntualizzare alcune questioni, con l’intento di contribuire al dibattito in corso.

falsità, mezze verità e strumentalizzazioni politiche

Nei giorni scorsi si è diffusa la notizia che i promotori dell’iniziativa «Educhiamo i giovani alla cittadinanza» sono propensi a rigettare la proposta di compromesso elaborata dalla Commissione scolastica che in un primo tempo avevano accettato. Questa retromarcia ha suscitato un acceso dibattito su alcuni giornali.

Pur non condividendo la proposta della Commissione scolastica per le ragioni che ha già avuto occasione di evidenziare e che ribadisce nell’ultimo punto del presente documento, l’Atis ritiene necessario rendere pubbliche alcune precisazioni:

  1. Nell’articolo apparso sulla prima pagina del quotidiano “La Regione” il 21 aprile scorso, Paolo Ascierto afferma che «Riunione dopo riunione […] la Commissione scolastica del Gran Consiglio si impegna a fondo per sbrogliare la matassa, coinvolgendo iniziativisti, docenti, DECS e più in generale tutte le parti toccate dalla proposta».

Non è così: quali docenti sarebbero stati coinvolti nella stesura del rapporto? la nostra associazione di categoria le principali associazioni magistrali o sindacali sono state coinvolte in alcuna discussione. Il presidente dell’Atis è stato convocato dalla Commissione una sola volta, il 24 febbraio 2014. Si è trattato di un'audizione: non vi è stata dunque alcuna consultazione e non è stata manifestata alcuna intenzione di coinvolgere la nostra associazione nella stesura della proposta di legge. 

Non sembra neppure che siano stati sentiti i rappresentanti di un’altra istanza fondamentale: le associazioni dei genitori degli allievi. Non dimentichiamo che l’introduzione di una nuova materia con nota implicherà un onere di lavoro e un impegno supplementare per gli studenti, poiché si dovranno prevedere verifiche scritte supplementari (almeno quattro all’anno).

Non solo l’Atis non è mai stata coinvolta nella discussione: nonostante i nostri inviti, gli iniziativisti hanno sempre rifiutato di confrontarsi in un dibattito pubblico con rappresentanti degli insegnanti di storia.

  1. Più avanti, l’articolista afferma che nel marzo di quest’anno è stato trovato «un compromesso ragionevole», al quale «i partiti, tutti i partiti, dicono . Il DECS dice . I rappresentanti dei docenti dicono .» Ma a quali rappresentanti dei docenti fa riferimento Paolo Ascierto? LAtis non ha mai detto . E non lo dice nemmeno oggi (si veda più sotto).
  2. In risposta all’articolo di Ascierto, il 22 aprile 2017 “La Regione” ospita un contributo di Alberto Siccardi dal titolo “Ci spiace sia una diatriba”. Per dare spessore alle sue argomentazioni in merito alla necessità che anche nei Licei e alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona siano introdotte due ore di civica al mese, il primo firmatario dell’iniziativa sostiene che «i ragazzini delle Medie dimenticheranno quasi tutto» (sic!). Un’affermazione che l’Atis ritiene francamente sconcertante.
  3. Più avanti, Siccardi torna sul rapporto della SUPSI del febbraio 2012 che avrebbe dimostrato, a suo dire, che «la Civica non era insegnata e che dal 2000 non la si insegnava!». L’Atis ha già avuto modo di dimostrare come gli iniziativisti abbiano interpretato in maniera molto personale – per non dire strumentale – i dati emersi dall’indagine della SUPSI.

Ben tre dei cinquepilastrisu cui si reggono le argomentazioni del comitato promotore, e che completano la prima parte dellargomentario pubblicato in occasione del lancio delliniziativa, sono false.

Le ricordiamo brevemente.

La prima: «Molti insegnanti non hanno neanche sentito parlare della suddetta riforma» [cioè della riforma introdotta a partire dal 2002 in seguito all’iniziativa dei Giovani liberali]. Il rapporto della SUPSI a pagina 33 smentisce questo dato, poiché rivela che «la netta maggioranza dei docenti interpellati (83%) afferma di essere a conoscenza delliniziativa [cioè della riforma introdotta nel 2002] volta a potenziare linsegnamento della civica e delleducazione alla cittadinanza».

La seconda: «La maggioranza degli allievi dice che la scuola non ha loro insegnato ad essere Cittadini impegnati». Nel rapporto della SUPSI, a pagina 46, si legge invece che il 60% degli allievi concorda, seppure con sfumature diverse, con l’affermazione secondo cui «a scuola ho imparato a essere un cittadino impegnato del mio paese». Il 60% non è molto, ma dà conto di ciò che pensa la maggioranza, non la minoranza degli studenti interpellati.

Terza affermazione manifestamente falsa: «Lindagine ha rilevato che in molti casi si sia rilevata una totale ignoranza sugli argomenti di base [della civica], in molti altri una parziale e insufficiente conoscenza». Una conclusione fortemente condizionata da una lettura volutamente faziosa dei dati, che smentiscono invece anche questo assunto. Non li riportiamo in modo integrale per ragioni di spazio, ma invitiamo ad andare a leggerli nel documento originale della SUPSI a pagina 48.

L’Atis ribadisce che l’educazione civica e alla cittadinanza è già insegnata. Condivide, quindi, limportanza che la scuola continui a promuoverla e, più in generale, contribuisca alla trasmissione dei valori civici che fanno della Svizzera un Paese in cui la partecipazione attiva dei cittadini alle decisioni politiche costituisce un valore importanteMa proprio per questo ritiene fondamentale che tutti gli attori partecipino al dibattito in corso in modo corretto, attraverso uninformazione oggettiva, basata su argomentazioni e non su slogan.

  1. Alle provocazioni delMattino della Domenica”, che liquidano puntualmente le argomentazioni degli insegnanti di storia come «rimostranze di stampo corporativo», senza mai entrare nel merito dei temi sollevati (l’ultima volta, in ordine di tempo, con un articolo apparso il 23 aprile), lAtis ritiene inutile replicare.

Le perplessità dell’ATIS in merito al progetto elaborato dalla Commissione scolastica del Gran Consiglio:

  1. L’introduzione, nelle scuole medie, di due ore al mese di civica scorporate dalla storia e sottratte a questa disciplina comporterà una drastica diminuzione del tempo a disposizione dei docenti per svolgere il Piano di studi. Un taglio di due ore al mese isull’arco di quattro anni significa una diminuzione secca di 72 ore di storia sull’arco di quattro anni, ossia un intero anno di storia in meno rispetto ad oggi, con conseguente necessità di rivedere radicalmente i programmi scolastici e di operare dei tagli importanti.
  2. La civica come disciplina autonoma comporterà l’obbligo di sottoporre gli allievi ad almeno quattro prove di verifica all’anno nella “nuova” disciplina, con conseguente aumento dell’onere di lavoro e di stress per gli allievi.
  3. A preoccupare ulteriormente l’Atis è giunta la notizia che il comitato promotore intenderebbe introdurre dei controlli esterni sulla scuola e sugli insegnanti affinché sia garantito un insegnamento della civica conforme ai dettami degli iniziativisti. Questa proposta è contenuta in un articolo apparso sul Corriere del Ticino il 20 aprile scorso. Siccardi sostiene infatti che «il controllo che dovrà essere fatto nei prossimi anni sull’insegnamento della civica […] noi chiediamo che venga eseguito ogni due anni. E non solo: vorremmo che nel controllo ci fosse anche un rappresentante dei promotori. Questo perché noi non ci fidiamo, per 15 anni hanno preso in giro i ticinesi affermando che avrebbero insegnato la civica e non l’hanno fatto».

Sarebbe interessante sapere chi avrebbe preso in giro i ticinesi: gli insegnanti di storia? Un’accusa molto grave.

In ogni caso, riteniamo inaccettabile la proposta di Siccardi per più di un motivo: in primo luogo esistono all’interno della scuola delle figure di controllo predisposte a questo scopo, ad esempio gli esperti disciplinari per le medie; in secondo luogo, per ragioni di ordine giuridico, occorre che la funzione di controllo sia esercitata da persone abilitate e formate per questo scopo.

Le proposte DEI promotori dell’iniziativa sull’introduzione della civica come materia a sÈ stante anche nei licei e nella Scuola Cantonale di commercio

L’Atis ritiene inutile e puramente strumentale l’insistenza dei promotori dell’iniziativa di voler introdurre anche nei Licei una nuova materia a sé stante.

Al di là delle questioni giuridiche, di cui la commissione scolastica ha già preso atto, l’Atis ribadisce che, oltre alla storia e alle altre materie di Scienze umane, nei Licei esiste già una disciplina dal nome “Introduzione all’economia e al diritto” che, seguita da tutti gli studenti, ha tra i suoi compiti anche quello di istruire sul funzionamento del sistema politico svizzero.

Verso un referendum?

Il 23 settembre 2015 l’Atis aveva spedito a tutti i membri del Gran Consiglio una presa di posizione con la quale ribadiva le proprie perplessità ed formulava una serie di indicazioni che, a suo parere, potrebbero delineare una valida alternativa alla proposta della Commissione scolastica.

Eccole:

  1. l’educazione civica non deve diventare una nuova disciplina a sé stante con una valutazione specifica, ma deve continuare a essere insegnata nell’ambito della dotazione oraria di storia;
  2. nelle scuole medie l’insegnamento della civica deve essere impartito soprattutto nel ciclo di orientamento (classi III e IV). Negli altri ordini di scuola, l’attuale normativa prevede già un programma specifico destinato all’insegnamento delle istituzioni;
  3. la dotazione oraria di “storia e civica” prevista in III media (insegnamento di con 2.5 ore-lezione alla settimana) dev’essere estesa anche al IV anno con un aumento di 0.5 ore settimanali;
  4. nei Licei e nella Scuola cantonale di commercio di Bellinzona (dove, peraltro, la storia ha già subito negli scorsi anni una grave penalizzazione), l’insegnamento delle istituzioni deve proseguire secondo le direttive attualmente in vigore, che prevedono la partecipazione di più discipline nell’assolvimento di questo compito.

Una volta che si saranno chiariti sia gli intendimenti della Commissione scolastica del Gran Consiglio, sia quelli del Comitato d’iniziativa, il Comitato dell’Atis promuoverà una consultazione presso i suoi associati e presso tutti i docenti di storia del Cantone per valutare l’opportunità di lanciare un referendum contro la nuova legge nel caso questa fosse accolta dal Parlamento.

A prescindere da una valutazione sulle concrete possibilità di riuscita, il Comitato dell’ATIS ritiene infatti che una chiamata alle urne costituirebbe una preziosissima occasione per promuovere finalmente nel Paese un confronto pubblico e aperto, che non potrà che giovare al nostro Cantone, poiché consentirà a tutti (non solo ai politici, ma anche a chi nella scuola opera concretamente) di esporre le proprie argomentazioni su un tema che non può essere ridotto a mero confronto ideologico.

Il comitato dell’Associazione ticinese degli insegnanti di storia

Maurizio Binaghi, Massimo Chiaruttini, Giovanni Benzoni, Francesco Candolfi, Sonia Castro Mallamaci, Claudia De Gasparo, Francesco Hefti, Alessandro Frigeri, Saffia Shaukat, Manolo Pellegrini, Flavio Maggi, Rosario Talarico, Francesca Tognina Moretti.

Lugano, 8 maggio 2017

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Atis - Informazioni generali

L'Atis, Associazione ticinese insegnanti di storia, è nata il 2 ottobre 2003 con l'obiettivo di riunire i docenti di storia della Svizzera italiana di tutti i gradi di scuola.

L'Associazione promuove la riflessione e il dibattito sull'insegnamento della storia e sulle diverse correnti storiografiche.

Difende la professionalità dell'insegnante di storia nell'ambito di una scuola sempre più messa sotto pressione dalle esigenze di una società dominata dalle leggi del rendimento economico.

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