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Quale storia?

Quale storia insegnare: le persistenze

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Quale storia insegnare: le persistenze
Qualunque riflessione sull’insegnamento della storia non può esimersi dall’affrontare lo scoglio dell’«avvenimento», cioè la questione del ruolo degli avvenimenti nella storia e nell’insegnamento della storia.
 
Questa questione non ha solo animato la storiografia dell’ultimo secolo, ma ha suscitato polemiche nell’opinione pubblica. Periodicamente sulla stampa appaiono articoli e dibattiti sulla vera o presunta ignoranza storica degli studenti. In ambito svizzero si è innescato qualche tempo fa un dibattito sulla conoscenza della storia svizzera. Il progetto Discours suisse ha proposto lo scorso anno un’inchiesta dal titolo “L’insegnamento della storia in crisi nelle scuole svizzere”. I risultati sono stati ripresi e utilizzati come spunto per deplorare la morte dell’avvenimento nell’insegnamento della storia e, di conseguenza, una maggiore ignoranza da parte degli studenti degli eventi storici.

Messo in questo modo, l’ignoranza dei fatti storici è un falso problema.

L’esperienza mi ha fatto capire che non è con il ritorno di una storia puramente “événementielle” che si sconfigge l’ignoranza degli studenti. Negli ultimi anni l’insegnamento della storia si è dovuto confrontare a diversi ostacoli, dettati dalla molteplicità delle fonti disponibili, dall’eterogeneità del corpo studentesco e dalla difficoltà oggettiva di trasmettere nozioni e concetti complessi, ma la risposta a questi problemi non si trova certo né in un ritorno al vecchio storicismo, né nella scomparsa degli avvenimenti dall’insegnamento della storia.

E’ infatti vero che non c’è storia senza avvenimenti, ma la storia non è fatta solo di avvenimenti. Il problema essenziale non è la conoscenza degli avvenimenti, ma la capacità dello studente di saperli inserire in un contesto spaziale e temporale preciso. L’evento, se isolato dal suo contesto, diventa irrilevante.

E’ in questo ambito che il ruolo dell’insegnante diventa essenziale: il docente deve fornire all’allievo gli strumenti per poter comprendere il passato; deve – con la massima onesta intellettuale possibile – fornire una chiave di comprensione della storia. Per poter svolgere un’operazione simile l’insegnante necessita di un prerequisito fondamentale, quello di conoscere la disciplina a fondo e di saperne trarre gli elementi essenziali che ritiene indispensabile trasmettere. Essere insegnante di storia significa, allora, possedere le conoscenze storiche, ma significa anche saper smontare quelle conoscenze e trasformarle per fare in modo che siano didatticamente utili ed efficaci per il processo di costruzione di conoscenze da parte dello studente.
 
Il primo compito da svolgere è dunque una tematizzazione del passato, ossia svolgere un'operazione basilare del processo conoscitivo che consiste nel distinguere una figura da uno sfondo. Lo sfondo è tutta la storia, ovvero l’arco di storia definito dal piano di studi, la figura invece sono quelle tematiche, che alcuni didatti della storia chiamano persistenze, che si ripetono nel tempo e che, messi in relazione con la contemporaneità, possono andare a toccare l’esperienza vissuta dello studente e quindi partecipare alla formazione della sua persona. 
 
Una volta individuate queste persistenze, occorre ridefinire il piano di studi, progettandolo in modo da proporre una periodizzazione che tenga presente le finalità adottate. Vi è dunque la necessità di operare una selezione dei contenuti sia sulla base dei criteri e delle tematiche scelte, sia nella scelta degli approcci e delle modalità di esecuzione.
 

 

Il piano di studi sarà così rivalutato alla luce della tematica scelta – che necessariamente ne esclude alcuni elementi e ne rivaluta altri – e strutturato in una serie di moduli che, a loro volta suddivisi in un’unità didattica singole, rivalutino gli avvenimenti alla luce della problematica generale affrontata. L’avvenimento acquista il suo reale significato perché inserito all’interno di fenomeni o tematiche più generali. 

Questo approccio generale permette allo studente, attraverso un insegnamento variato e il critico confronto con le fonti, di prendere possesso della conoscenza, come sapere disciplinare e come strumento della propria formazione personale.

Il piano di studi sarà così rivalutato alla luce della tematica scelta – che necessariamente ne esclude alcuni elementi e ne rivaluta altri – e strutturato in una serie di moduli

 che, a loro volta suddivisi in un’unità didattica singole, rivalutino gli avvenimenti alla luce della problematica generale affrontata. L’avvenimento acquista il suo reale significato perché inserito all’interno di fenomeni o tematiche più generali. 

Questo approccio generale permette allo studente, attraverso un insegnamento variato e il critico confronto con le fonti, di prendere possesso della conoscenza, come sapere disciplinare e come strumento della propria formazione personale.

 
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Atis - Informazioni generali

L'Atis, Associazione ticinese insegnanti di storia, è nata il 2 ottobre 2003 con l'obiettivo di riunire i docenti di storia della Svizzera italiana di tutti i gradi di scuola.

L'Associazione promuove la riflessione e il dibattito sull'insegnamento della storia e sulle diverse correnti storiografiche.

Difende la professionalità dell'insegnante di storia nell'ambito di una scuola sempre più messa sotto pressione dalle esigenze di una società dominata dalle leggi del rendimento economico.

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