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Quale futuro per la storia alla Scuola Cantonale di Commercio?

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Negli scorsi giorni, l'Associazione ticinese degli insegnanti di storia (atis) ha scritto alla direzione della Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona e alle autorità scolastiche cantonali una lettera in cui esprime forte preoccupazione di fronte alla riduzione delle ore di insegnamento della storia presso la Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona, prevista a partire dal prossimo anno scolastico.

L'atis ha in particolare espresso perplessità di fronte a una misura che è stata presa in seguito alla revisione del Piano di formazione, revisione che permetterà alla SCC di adeguare il proprio curricolo formativo alle richieste dell'Ufficio federale per la formazione e la tecnologia (UFFT). Il corso degli studi prevede da settembre, accanto alla normale attività di insegnamento, la pratica professionale, da ora indispensabile per ottenere l'attestato di capacità professionale ai sensi della Legge federale sulla formazione professionale. 

La prima perplessità – che per l'atis riveste una fondamentale importanza – riguarda il peso che una disciplina come la storia ha ormai alla SCC. Per avere il senso della portata della misura adottata dall'istituto, basta scorrere il curricolo degli studi liceali. L'ordinamento cantonale dei nostri licei prevede lungo il corso degli studi 9 ore di insegnamento di storia, cui vanno aggiunte 4 ore di opzione complementare e 2 ore di lavoro di maturità: uno studente particolarmente motivato verso gli studi storici ha la possibilità di seguire ben 15 ore nella materia lungo l'arco degli studi medio superiori, il triplo rispetto al curricolo della SCC. Lo stesso UIMS, avvallando l'iniziativa della direzione della SCC, rassicura i docenti che la misura non avrà affatto ripercussioni sull'importanza della disciplina, salvo ammet-tere che andrà rivisto il piano di studio e che occorrerà ricorrere alla collaborazione con le altre materie, disconoscendo in tal modo lo statuto autonomo della storia e la professionalità dei propri docenti. Alla luce di questa decisione, pare legittimo all'atis chiedersi se in tali condizioni siano ancora rispettati i parametri per ricono-scere la maturità e se la SCC non rischi di diventare solo una scuola professionale.

La seconda perplessità riguarda il rispetto delle procedure. Il piano di for-mazione approvato dall'UFFT, la cui gestazione è durata più di anno e che è stato presentato lo scorso autunno dalla direzione dell'Istituto ai docenti, non prevedeva una riduzione delle ore di storia, materia che gode dello statuto federale. Tra di-cembre e gennaio la direzione della SCC, con l'appoggio dell'Ufficio insegnamento medio superiore, ha però rimescolato le carte e dal prossimo settembre le ore di insegnamento effettivo della storia saranno ridotte nell'arco del quadriennio da 6 a 5. L'atis si rammarica del fatto che la direzione della SCC, pur avendo ricevuto l'avallo dalla autorità scolastiche competenti per una progetto che non prevedeva la penalizzazione delle ore di storia, abbia voluto promuovere un tale cambiamento di rotta senza coinvolgere nella discussione i docenti di questa disciplina.

La terza perplessità riguarda la politica scolastica della direzione della SCC, politica tesa a modificare l'intero modello di istruzione proposto in una scuola medio superiore che rilascia l'attestato di maturità e permette l'accesso agli studi uni-versitari. Nella storia della scuola ticinese la SCC, vale la pena ricordarlo, vanta un passato prestigioso: qui hanno insegnato docenti autorevoli, essa è stata frequentata da studenti che sono divenuti illustri personalità nell'ambito della vita civile e professionale del nostro Cantone. Questo patrimonio culturale rischia di andare perduto di fronte a misure che intervengono esclusivamente a ridurre la formazione nell'ambito delle scienze umane. Oltre alla storia, subiscono una riduzione oraria anche geografia e diritto, mentre i tagli subiti dalle altre materie sono in proporzione minori e per lo più ricompensati attraverso l'attribuzione di ore nella cosiddetta area di sperimentazione. L'atis si permettere di sollevare un dubbio: gli studenti diplomati alla SCC avranno ancora le carte in regola per accedere alle Università con un curricolo così povero da un profilo culturale?

Pur comprendendo le necessità della SCC di rispondere ai criteri federali per il conseguimento dell'attestato di capacità professionale, l'atis deplora una visione della scuola che trascura e mortifica la sua funzione civica nella formazione di nuovi cittadini, un compito tradizionale delle discipline umanistiche, attente a formare uno sguardo aperto verso il mondo e gli altri. Se la bilancia pende verso discipline pratiche e quelle umanistiche diventano leggere, viene meno quell'equilibrio che garantisce una formazione responsabile negli studi economici. Dalla scuola che costruiamo oggi dipende, in fondo, la nostra società di domani.

In ragione di queste considerazioni, l'atis si rivolge alle autorità scolastiche e politiche chiamate ad avallare le misure di riforma della SCC invitandole a riconsi-derare l'opportunità di penalizzare in maniera tanto severa l'insegnamento della storia e delle scienze umane in generale. Per scongiurare tale preoccupante sce-nario, l'atis sostiene la proposta avanzata il 3 marzo 2011 dal professor Gianni Berla, capogruppo dei docenti di storia dell'istituto, all'UIMS e alla Direzione della SCC tesa a salvaguardare la dignità della nostra disciplina e il peso delle scienze umane nel curriculum di studi della SCC.

 

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Atis - Informazioni generali

L'Atis, Associazione ticinese insegnanti di storia, è nata il 2 ottobre 2003 con l'obiettivo di riunire i docenti di storia della Svizzera italiana di tutti i gradi di scuola.

L'Associazione promuove la riflessione e il dibattito sull'insegnamento della storia e sulle diverse correnti storiografiche.

Difende la professionalità dell'insegnante di storia nell'ambito di una scuola sempre più messa sotto pressione dalle esigenze di una società dominata dalle leggi del rendimento economico.

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