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Streghe rogo
[«Esame di una strega». Dipinto di Tompkins Harrison Matteson (metà diciannovesimo secolo)]

In queste due pagine sono elencate una serie di fonti che permettono di affrontare in classe i temi principali della caccia alle streghe.

Le fonti, di natura primaria o secondaria, coprono, in ordine cronologico, tutto l'arco di tempo del fenomeno.

La documentazione fa parte di un percorso dal nome «Streghe e inquisitori» ed è consultabile sul sito della pbmstoria a questo indirizzo: http://www.pbmstoria.it/unita/04473m-01%20cs1/index.htm

 

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Dal V all'XI secolo sono frequenti nei documenti di origine ecclesiastica i riferimenti ai malefici e alle pratiche stregonesche. Fra questi i penitenziali (elenchi di peccati e delle relative penitenze) ci informano su pratiche e credenze popolari che la chiesa sentiva come particolarmente estranee alla fede cristiana; i redattori dei penitenziali non distinguevano fra gli elementi provenienti dal paganesimo classico (Giove, Diana) e quelli del paganesimo contadino o germanico (culti degli alberi, dei boschi, delle fonti), riconducendoli entrambi a manifestazioni diaboliche. Da quando la vera religione aveva trionfato con Gesù, non era più lecito mettere in dubbio l'impotenza di queste false divinità di fronte a Dio e all'ordine naturale da lui predisposto.
 Per gli autori dei penitenziali l'intero fenomeno della stregoneria non era perciò fondato su fatti reali, ma era solo una manifestazione delle superstizione popolari e un residuo di paganesimo che la chiesa doveva eliminare. Il peccato, colpito con penitenze più o meno pesanti, non stava nel fatto di esercitare poteri magici o stregoneschi, ma nel credere in simili poteri e nel partecipare a cerimonie pagane, che restavano comunque del tutto inefficaci. Il penitenziale del vescovo di Worms Burcardo (m. 1025), redatto verso il 1010, è l'ultimo esempio di documento di questo genere.
Ma anche i capitolari emanati da Carlo Magno consideravano la credenza nelle pratiche magiche come superstizioni da sradicare; uno di questi dichiarava che solo chi fosse stato ingannato dal diavolo poteva credere alle streghe; chi avesse bruciato una donna ritenendola una strega, veniva condannato a morte.

La chiesa completò l'opera di cristianizzazione dell'Europa facendo sparire ogni traccia di religione pagana. La sua azione fu condotta attraverso la repressione, distruggendo i luoghi di culto pagani, oppure più abilmente innalzando negli stessi luoghi una chiesa con le reliquie di un santo. In un libro del 1921 la studiosa inglese Margaret Murray ha invece sostenuto che la stregoneria deve essere messa in relazione con un culto precristiano, sopravvissuto in aree marginali dell'Europa ben oltre l'anno Mille, e poi riscoperto dagli inquisitori del XV secolo e dai giudici del XVI e XVII. Le streghe non erano una creazione dell'ignoranza di chi le denunciava e le condannava, ma esistevano davvero. Le loro confessioni, spesso autentiche, venivano però fraintese e interpretate in termini di patto col diavolo: esse erano invece la prova della sopravvivenza degli antichi culti della fertilità.
Dopo aver goduto a lungo di grande prestigio, le tesi della Murray sono state abbandonate. Resta indimostrabile la continuità dei culti della fertilità; ma soprattutto non sono di origine popolare gli elementi che costituiscono l'aspetto "satanista" del fenomeno stregoneria: il patto col diavolo, i voli notturni, il sabba, i rapporti sessuali con Satana. Tutto ciò è invece il risultato di una elaborazione "dotta" dei teologi giunta a compimento nel XVI secolo.

Il movimento cataro si diffonde e si organizza in diverse aree d'Europa nella seconda metà del secolo XII. Particolarmente nella Francia sud-occidentale, dove i catari vengono detti albigesi. Il cattolicesimo romano avverte il pericolo cataro e interviene, prima con la predicazione e poi con la crociata proclamata da Innocenzo III nel 1208. La distruzione del movimento ereticale è raggiunta a prezzo di devastazioni e stragi, oltre che di una prolungata situazione di instabilità politica nel Mezzogiorno francese.
La bolla Summis desiderantes emanata il 5 dicembre 1484 dal papa Innocenzo VIII rivelò come l'atteggiamento della chiesa fosse radicalmente mutato da quello visibile nei penitenziari medievali, per i quali la credenza nella stregoneria era superstizione e peccato. La credenza nelle streghe poté da allora appoggiarsi su un documento sommamente autorevole e da quella data assunse una dimensione nuova: per due secoli una persecuzione sistematica avrebbe coinvolto milioni di persone in Europa e in America, tanto in campo cattolico che in campo protestante. Ambedue gli schieramenti, infatti, tesero a eliminare sotto l'accusa di stregoneria tutte quelle pratiche che risalivano a culti religiosi precristiani o a confessioni cristiane dissidenti.

La caccia alla streghe assunse la sua fisionomia più conosciuta allorché i magistrati e i giuristi fecero propria la componente, quella satanista, della definizione di stregoneria. Streghe e stregoni erano colpevoli di reati contro persone e cose, compiuti attraverso atti blasfemi e malefici resi loro possibili dal patto contratto con il demonio. Assolutamente convinti di questa credenza, in Francia i magistrati civili soppiantarono i tribunali ecclesiastici e avviarono la fase più sanguinosa della caccia alla streghe.
La paura delle streghe cresceva via via che i giudici di tutta Europa furono in grado di esibire un numero crescente di confessioni, nelle quali le accusate raccontavano con minuti particolari la loro partecipazione ai sabba (le grandi riunioni notturne di streghe) e i loro rapporti carnali con il diavolo, autoaccusandosi dei più diversi e nefandi crimini. Queste confessioni erano di solito estorte con la tortura e spesso i giudici costringevano le loro vittime ad ammettere colpe che non avevano commesso. In Inghilterra, però, i giudici non ricorrevano alla tortura giudiziaria; dagli atti dei tribunali si ha talora l'impressione che le confessioni fossero spontanee. Pertanto, gli accusati e le accusate sembravano condividere lo stesso abito mentale dei loro accusatori ed erano i primi a credere all'esistenza di patti col diavolo.
Alla giurisprudenza dei parlamentari, il ceto più colto della Francia del Seicento, Robert Mandrou ha dedicato un vasto studio, mostrando il ruolo decisivo che ebbero i mutamenti della loro dottrina. 
Jean Bodin (1530-1596), uno dei più intelligenti osservatori di cose economiche e politiche e sostenitore della tolleranza religiosa, rappresentò bene il punto di vista degli uomini di legge. Nel 1580, egli raccolse nel suo libro De la démonomanie des sorciers tutti gli argomenti a favore della realtà del patto col diavolo e dell'esistenza di una vera e propria setta internazionale di adoratori del demonio che congiurava contro la vita e i beni dei cristiani. Il trattato di Bodin fu scritto come risposta alle tesi del medico tedesco Johann Wier, che considerava la pretesa possessione diabolica delle streghe più spesso oggetto della competenza dei medici, piuttosto che dei tribunali.

Il Malleus maleficarum dei domenicani Sprenger e Institor (nominati da Innocenzo VIII inquisitori della Germania) è il più celebre e diffuso manuale per la caccia alle streghe: ebbe quattordici edizioni fra il 1487 e il 1520 e altre venti fra il 1520 e il 1669.
Il libro è diviso in tre parti: nella prima si definisce la stregoneria, si dimostra la sua esistenza e la sua funesta azione; nella seconda vengono analizzate, in dettaglio, le varie forme di stregoneria e i modi attraverso i quali possono venire combattute (in particolare, attraverso esorcismi); nella terza parte, infine, si parla delle azioni giudiziarie contro la stregoneria (arresti, processi, torture, sentenze e roghi). Nel testo si ritrova chiaramente l'identificazione fra la stregoneria e la donna. Si è osservato che le donne rappresentano la stragrande maggioranza delle persone portate in giudizio per stregoneria. La caccia alle streghe rappresentò il culmine dello spirito antifemminista e sessuofobico, da secoli radicato nella cultura ecclesiastica: il sesso viene dal diavolo e la donna è il suo ministro nell'opera di tentazione. 
C'è però da ricordare che la rottura dell'unità religiosa portò un clima di paura e sospetto, base della convinzione che Satana stesse tramando con l'aiuto di streghe e stregoni per rovesciare mali di ogni genere sugli uomini.
Secondo lo storico inglese Henry Kamen la caccia alle streghe si sviluppò nel Cinquecento e nel Seicento per la contemporanea azione della superstizione popolare e del lavoro intellettuale dei teologi.
All'inizio del Rinascimento anche questi ultimi cominciarono a credere all'esistenza di sabba, convegni notturni di streghe e stregoni che avvenivano di sabato (da cui il nome) e nei quali si adorava il diavolo. Compaiono numerosi manuali nei quali grandi intellettuali analizzano la stregoneria e svelano il complotto diabolico che le sottostava.
In gran parte gli imputati nei processi per stregoneria erano donne anziane, spesso abitanti in zone montuose e remote, in molti casi convinte di detenere realmente poteri soprannaturali.
La stregoneria "moderna", cioè quella dell'Europa nei secoli XV-XVII, è il risultato della fusione di due elementi distinti: la credenza popolare nella capacità di alcuni uomini e donne di provocare dei malefici e la dottrina sostenuta dai teologi del patto stipulato dalle streghe col diavolo, per trasferire su Satana l'adorazione dovuta a Dio. Questa definizione complessa viene accettata dallo storico inglese Keith Thomas, che considera però poco rilevante per l'Inghilterra la dottrina del patto delle streghe con il diavolo.
La duplice natura della stregoneria presenta alcune implicazioni interessanti. I pretesi malefici delle streghe erano dei reati e come tali di competenza dei tribunali penali statali; i sacrilegi compiuti in combutta con il diavolo rientravano invece nella sfera dell'eresia e i tribunali dell'Inquisizione avanzavano perciò la loro prevalente autorità (anche se poi l'esecuzione dei condannati era materialmente affidata allo stato, come "braccio secolare" della chiesa). Nei paesi cattolici si potevano perciò verificare conflitti di competenza fra i tribunali civili e quelli ecclesiastici, conflitti che in Francia furono risolti abitualmente a favore dei primi. Nei paesi protestanti, dove non esisteva nulla di simile all'Inquisizione, la competenza dei giudici civili era invece esclusiva.
In Inghilterra (a differenza della Francia) non esisteva la tortura giudiziaria, i giudici non fecero propria la dottrina della possessione diabolica e si limitarono ad accogliere le denunce di maleficio. Resta allora da spiegare perché queste denunce si fecero più frequenti dalla metà del XVI secolo e a questo problema sono dedicate le pagine di Keith Thomas tratte dalla sua opera maggiore.
Come in Francia, anche in Inghilterra la fine della caccia alle streghe venne con gli ultimi decenni del Seicento, quando i magistrati cessarono di prestare attenzione alle accuse di stregoneria. L'ultima condanna a morte (per impiccagione) pronunciata per causa di maleficio ed effettivamente eseguita risale in Inghilterra al 1685. L'ultimo processo per stregoneria rintracciato da Thomas si svolse nel 1717.

Come ha notato lo storico americano Brian Levack (La strega, in L'uomo barocco, a c. di R. Villari, Laterza, 1993), è indubbio che più dell'80 % delle persone accusate di stregoneria fosse di sesso femminile. 
Ma quali donne esattamente? Per quale motivo si trattava così spesso di vedove o comunque di donne sole oppure anziane?

Atis - Informazioni generali

L'Atis, Associazione ticinese insegnanti di storia, è nata il 2 ottobre 2003 con l'obiettivo di riunire i docenti di storia della Svizzera italiana di tutti i gradi di scuola.

L'Associazione promuove la riflessione e il dibattito sull'insegnamento della storia e sulle diverse correnti storiografiche.

Difende la professionalità dell'insegnante di storia nell'ambito di una scuola sempre più messa sotto pressione dalle esigenze di una società dominata dalle leggi del rendimento economico.

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