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La stregoneria, una superstizione pagana La stregoneria, una superstizione pagana HOT

Dal V all'XI secolo sono frequenti nei documenti di origine ecclesiastica i riferimenti ai malefici e alle pratiche stregonesche. Fra questi i penitenziali (elenchi di peccati e delle relative penitenze) ci informano su pratiche e credenze popolari che la chiesa sentiva come particolarmente estranee alla fede cristiana; i redattori dei penitenziali non distinguevano fra gli elementi provenienti dal paganesimo classico (Giove, Diana) e quelli del paganesimo contadino o germanico (culti degli alberi, dei boschi, delle fonti), riconducendoli entrambi a manifestazioni diaboliche. Da quando la vera religione aveva trionfato con Gesù, non era più lecito mettere in dubbio l'impotenza di queste false divinità di fronte a Dio e all'ordine naturale da lui predisposto.
 Per gli autori dei penitenziali l'intero fenomeno della stregoneria non era perciò fondato su fatti reali, ma era solo una manifestazione delle superstizione popolari e un residuo di paganesimo che la chiesa doveva eliminare. Il peccato, colpito con penitenze più o meno pesanti, non stava nel fatto di esercitare poteri magici o stregoneschi, ma nel credere in simili poteri e nel partecipare a cerimonie pagane, che restavano comunque del tutto inefficaci. Il penitenziale del vescovo di Worms Burcardo (m. 1025), redatto verso il 1010, è l'ultimo esempio di documento di questo genere.
Ma anche i capitolari emanati da Carlo Magno consideravano la credenza nelle pratiche magiche come superstizioni da sradicare; uno di questi dichiarava che solo chi fosse stato ingannato dal diavolo poteva credere alle streghe; chi avesse bruciato una donna ritenendola una strega, veniva condannato a morte.
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Atis - Informazioni generali

L'Atis, Associazione ticinese insegnanti di storia, è nata il 2 ottobre 2003 con l'obiettivo di riunire i docenti di storia della Svizzera italiana di tutti i gradi di scuola.

L'Associazione promuove la riflessione e il dibattito sull'insegnamento della storia e sulle diverse correnti storiografiche.

Difende la professionalità dell'insegnante di storia nell'ambito di una scuola sempre più messa sotto pressione dalle esigenze di una società dominata dalle leggi del rendimento economico.

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