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A. Introduzione

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di Angelo Airoldi e Pasquale Genasci

Non si può conoscere a fondo una società senza tener conto anche del ruolo della donna e dei bambini o senza esaminare gli elementi affettivi che la compongono. Di solito gli storici si occupano invece esclusivamente degli uomini; le madri, le mogli, le figlie e le sorelle sono quasi sempre dimenticate. L’importanza che queste ultime hanno avuto nella vita economica delle nostre valli dovrebbe convincere anche i più accaniti misogini a riconsiderarne la posizione nella storia.

Uno dei più importanti storici ticinesi [1], evidenziava quasi quarant’anni fa il ruolo fondamentale delle donne nelle società agricole alpine, soprattutto in quelle di emigrazione che le costringevano ad accollarsi tutta una serie di mansioni. La loro vita era estremamente dura, peggiore spesso di quella delle bestie, come lo rilevava La Democrazia che scriveva: “Ci occorre più volte d’ascoltar giovini e non giovini avvocati (…), dissertare con entusiasmo, commentando, anche per noi, qualche legge punitrice de’ cattivi trattamenti delle bestie; e intanto si mira con apatia la donna delle nostre campagne, non che in zoccoli, ma a gambe e a piedi nudi, degradata a portar pesi come bestia da soma, e soccombente per occupazioni superiori alla di lei forza, rovinata perciò di buon ora nella sua salute e resa inabile a governar la famiglia e la tenera prole con le cure le più indispensabili.”[2]

La donna non sostituiva solo l’uomo assente perché emigrante ma “esercitava un ruolo economico paragonabile a quello dell’uomo a tutti gli effetti”[3] come rilevava ad esempio uno studioso che ha analizzato con particolare attenzione la divisione del lavoro in valle Verzasca tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

In questi ultimi decenni, la storia delle donne ha trovato sempre più spazio nell’ambito della ricerca. Ciò è stato possibile grazie ad alcuni fattori come l’accesso delle donne alla formazione superiore, l’apporto di nuove correnti storiografiche (si pensi alla storia delle mentalità) e, sul piano politico, i nuovi movimenti sociali e femministi che hanno evidenziato l’esclusione delle donne dalla storia ufficiale.

Questo filone trova oggi nuovi e interessanti sviluppi: ne è testimonianza il recente convegno di Mendrisio “I lavori delle donne nelle montagne europee” in cui una schiera di studiose ha esposto i risultati di ricerche pazienti e innovative. Concentrando l’attenzione sull’arco alpino ne è uscito un quadro variegato dal quale risulta che le donne sono attive in molti ambiti: non solo mogli e madri quindi, ma contadine, operaie, manager degli affari di famiglia, insegnanti, scrittrici, ecc. Una ricerca storica ancora giovane, prevalentemente fatta da donne in quanto “ci sono donne che vogliono che la storiografia femminile rimanga esclusivamente femminile; altre, invece, che considerano la storia delle donne come un elemento della storia generale e quindi inserito in un contesto aperto a tutti indistintamente.”[4] Rileggere la storia degli uomini, per ridefinire una “nuova storia universale”, in cui gli esclusi (tra cui le donne), ritrovino il loro giusto spazio. In quest’ottica vanno interrogate le fonti in modo diverso, sia quelle dirette prodotte da donne sia quelle indirette sulle donne.

Se sul piano della ricerca questo approccio sta dunque producendo fondamentali e interessanti frutti, in ambito scolastico, questa storia stenta invece a trovare spazio nelle programmazioni didattiche. Basta dare un’occhiata, anche sommaria, ai manuali per accorgersi che lo spazio dedicato alla storia delle donne è limitato a qualche tema: la “questione femminile” si riduce spesso alla rivendicazione dei diritti politici, oppure al ruolo assunto durante le guerre mondiali, o ancora al femminismo nel solco della contestazione degli anni Sessanta e Settanta.

Nell’ambito del corso di didattica per la formazione dei nuovi docenti di storia della Scuola media presso l’Alta Scuola Pedagogica di Locarno (anno accademico 2007-2008), è stato organizzato un laboratorio didattico sull’utilizzo della documentazione locale. In particolare è stato scelto il tema del lavoro femminile in Ticino tra Ottocento e Novecento.

È così nata una collaborazione con la Facoltà di lettere dell’Università di Losanna e con l’Associazione Archivi Riuniti delle Donne Ticino di Melano, che hanno curato una ristampa del volume “Donne Ticinesi. Rievocazioni” pubblicato nel 1928, in occasione della prima Esposizione svizzera sul lavoro femminile (Saffa - Schweizerische Ausstellung für Frauenarbeit) che ebbe luogo a Berna nell’estate di quell’anno.

Per l’introduzione al laboratorio ci siamo avvalsi della preziosa collaborazione della prof. Nelly Valsangiacomo, che ha tenuto una lezione dal titolo “La memoria restituita. Nascita e sviluppo della storia delle donne e di genere”, e di due insegnanti di Scuola media, Lisa Fornara e Francesca Lo Iudice (ex-studentesse ASP), che hanno presentato ai futuri insegnanti dei possibili percorsi didattici partendo da documenti legati alle loro ricerche.

In riferimento a quanto previsto dal Piano di formazione[5] disciplinare per la terza e la quarta media, gli insegnanti in formazione sono partiti dal testo “Donne Ticinesi. Rievocazioni” per realizzare delle proposte d’attività didattica. I formatori hanno raccolto altri materiali integrativi (sia scritti sia iconografici) su cui lavorare. Ogni gruppo ha preparato un percorso di attività da svolgere che qui presentiamo.

Questo progetto si propone di offrire ai docenti di Scuola media dei sussidi didattici ricavati da fonti locali per affrontare temi di storia economica e sociale di carattere generale: la modernizzazione di una società rurale tradizionale non ha interessato soltanto il Cantone Ticino!

Lo Speciale "Il motore nascosto dell'economia. Il Lavoro delle donne ticinesi tra Otto e Novecento" è composto delle seguenti pagine:



Note al testo:

[1] G. Cheda, 1975, p. 61.

[2] La Democrazia, 17 aprile 1856.

[3] P. Binda, 1983, p. 85

[4] F. Bottani, 2008. Intervista a Nelly Valsangiacomo.

[5] Piano di formazione della Scuola Media, 2004.

 

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Atis - Informazioni generali

L'Atis, Associazione ticinese insegnanti di storia, è nata il 2 ottobre 2003 con l'obiettivo di riunire i docenti di storia della Svizzera italiana di tutti i gradi di scuola.

L'Associazione promuove la riflessione e il dibattito sull'insegnamento della storia e sulle diverse correnti storiografiche.

Difende la professionalità dell'insegnante di storia nell'ambito di una scuola sempre più messa sotto pressione dalle esigenze di una società dominata dalle leggi del rendimento economico.

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